Nel giorno in cui le istituzioni europee promuovevano senza riserve l’accelerazione impressa dal nostro governo alla manovra, i più lesti -veri e propri fulmini di guerra- a pronosticare come “molto probabile”, nonostante tutto, un prossimo taglio del rating da parte di Moody’s, erano gli analisti di Merrill Lynch. Cioè una delle grandi protagoniste in negativo della crisi finanziaria partita dall’America, uno tra i nomi alla radice della bolla immobiliare che ha travolto il mondo, dello sciagurato collocamento di cartaccia per miliardi di dollari, della distruzione del risparmio di milioni di famiglie, del contemporaneo arricchimento di manager in fuga con buonuscite favolose.
Di questa supponenza di grande banche d’affari e di agenzie internazionali che – possedute da primari attori della speculazione internazionale- assegnano voti in pagella al mondo intero e scatenano ricorrenti uragani sui mercati finanziari, ne hanno ormai pieni i capelli tutti i leader e i governi: dalla Cina alla Germania agli Usa. Il caso di Standard & Poor’s che declassa il debito americano, sbagliando i conti per duemila miliardi di dollari, salvo chiedere scusa come uno scolaretto che non sa declinare le tabelline e poi confermare la bocciatura, è l’ultimo esempio del grado di affidabilità e correttezza di queste opache congreghe finanziarie.
La storia economica, anche quella della crisi che stiamo vivendo, sta lì a dimostrare che questi maestrini della finanza internazionale sono tanto imbattibili nel provocare danni quanto incapaci di prevedere i disastri incombenti.
Merrill Lynch, da mesi implacabile fustigatrice dei mali italiani (e spagnoli), è la dimostrazione vivente di questa anomalia. Banca d’affari di antiche tradizioni, è stata travolta dall’uragano finanziario che non aveva saputo immaginare e da un buco da 30 miliardi di dollari. È accusata di aver raggirato migliaia di cittadini e proprio in questi giorni la Bank of America, che l’ha acquistata e salvata, deve far fronte alla class action di 1800 risparmiatori presso i quali vennero collocati titoli di dubbia qualità per la bellezza di 16,5 miliardi di dollari.
La “nuova” Merrill Lynch ha cambiato pelo ma non ha perso il vizio. Al di là dei quotidiani rimbrotti all’Italia, una breve navigazione sul web conferma ancora oggi la scarsa attendibilità delle sue analisi e dei suoi consigli ai malcapitati risparmiatori.
Ecco due perle:
Mercoledì 9 febbraio 2011, report degli analisti di Merrill Lynch,: “…in generale il consiglio è di puntare sulle Borse”. Da quel giorno le Borse hanno perso mediamente il 40%.
Il 3 marzo del 2011, Merrill “alza il rating su Banca Popolare di Milano”. Da ‘neutral’ a ‘buy’, cioè un invito ad acquistarle. Da quel giorno le azioni della Bpm (e i risparmiatori che hanno dato per buono il consiglio) hanno perso il 60% del valore.
Governi, Stati, le istituzioni finanziarie mondiali dovrebbero accettare voti e pagelle di questi signori?
